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Il Teatro del Sole

Il Teatro del Sole

la rifondazione di Palermo ne Cinquecento e l'idea della città barocca

1981 - 272 pagine - Formato: 170*240

Collana: Heliopolis/Idee di città

Esaurito

E' il primo studio approfondito su Palermo nel Cinquecento e Seicento, la città che non soltanto era capitale del Viceregno di Sicilia ma anche una delle più grandi metropoli d'Europa. Gli interventi architettonici e urbanistici dei Viceré, da Ferrante Gonzaga a Garcia de Toledo, da Carlo d'Aragona a Marcantonino Colonna, dal Maqueda al Villena, si pongono anzi tra i più rilevanti della storia d'Europa: in particolare non hanno precedenti per le loro dimensioni i grandi sventramenti di via Toledo e di via Maqueda che imprimono sulla città il simbolico "segno della croce", caratterizzando Palermo come pan-hortus e Paradiso, Città del Sole e Nuova Gerusalemme. Gli storici antichi celebravano come "ottava meraviglia del mondo" le varie imprese: il gigantesco Molo Nuovo (Pan-ormus=città tutto-porto), la Fontana Pretoria che per Vasari era la più importante del mondo, e soprattutto i "Quattro Canti" o "Foro Viglieno" o "Ottangolo" o "Teatro del Sole". I Quattro Canti vengono per la prima volta interpretati nella loro complessità di baricentro fisico e simbolico della città: insieme "cuore" e "anima", "occhio" da cui osservare il "gran teatro" della città (Panormus= panorama) emblema del Viceré o "corona" regia di Palermo, retablo consacrato non soltanto ai monarchi (i Grandi Padri) ma anche alle quattro sante patrone (le Grandi Madri) e alle quattro stagioni (il ciclo eterno del Tempo). In definitiva, il "Teatro del Sole" si pone come "immagine-compendio della città, della Conca d'Oro e di tutta l'isola del Sole. Le ricerche storiche e documentarie portano a importanti scoperte sull'immagine e sul significato non soltanto delle architetture della "città di pietra" ma anche sulle feste e sulla "città effimera". Si mette a fuoco inoltre la personalità dei due maggiori e finora semisconosciuti architetti operanti a Palermo: il toscano G. B. Collepietra e il romano-fiorentino Giulio Lasso.


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